Binary Domain è uno di quei titoli che non ti aspetti. Passato in sordina, lo sparatutto in terza persona made in SEGA getta il giocatore in un passato prossimo, dove la robotica ha fatto passi da gigante e l'utilizzo di robot umanoidi è all'ordine del giorno, a causa del riscaldamento globale che ha decimato la popolazione mondiale. Questa normalità viene sconvolta da un inquietante evento: un robot totalmente identico ad un essere umano, con tanto di sentimenti, coscienza e la totale convinzione di esser umano, attacca la Berger, il maggior colosso della produzione robotica mondiale.
Questa grave infrazione delle nuove leggi mondiali sulla robotica, mette il mondo in agitazione e una Task Force composta da soldati scelti e capaci, viene inviata in Giappone a raccogliere prove contro l'Amada, un altro colosso della robotica, sospettato di aver brevettato e prodotto i "Figli del nulla", ovvero androidi infiltrati nella popolazione.
Con questa interessante premessa veniamo catapultati in diverse ambientazioni, distruggendo centinaia e centinaia di robot, tra cui spiccano giganteschi Boss.
Questa carneficina di viti e bulloni sono condite da un gameplay molto immediato e divertente, che si rifà a Gears of War. Oltre ad un semplicissimo sistema di upgrade delle armi e delle corazze, è presente un interessante sistema di fiducia con i compagni di squadra, da curare col rendimento sul campo di battaglia o con appositi dialoghi e questa fiducia sarà cruciale per determinare il finale del gioco.
Inoltre, per aumentare l'immersività e sfruttare la meccanica della fiducia, è stato inserito un interessante sistema di riconoscimento vocale, per approfondire i dialoghi con i compagni con semplici frase fatte. Una meccanica tutto sommato ben implementata.
Ritornando alla storia, nonostante un importante tema come la fiducia reciproca, il dubbio tra la macchina e l'uomo e i principi morali (con evidenti ispirazioni da film come Blade Runner e Terminator), la narrazione è leggera e scanzonata, con personaggi piuttosto stereotipati ma semplici e simpatici, e situazioni esagerate e al limite del trash, ma senza mai scadere nel ridicolo nelle sue 10 ore di longevità.
Graficamente non aspettatevi molto; stilisticamente il design delle armi, dei mech e di alcune ambientazioni è un po' povero e il doppiaggio è piuttosto ridicolo.
Nel complesso rimane un buon titolo che centra i bersagli primari, ovvero Divertire e Intrattenere con una buona storia. Lontano da essere un capolavoro, merita comunque più attenzione di quanto ne abbia.
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